Immacolata e S. Martino a Montughi

Loading

Consigli per un primo approccio alla stesura delle preghiere dei fedeli

La «Preghiera universale», detta anche «Preghiera dei fedeli» o «comune», ha assunto un notevole rilievo nell’esperienza del popolo di Dio radunato per la partecipazione attiva e consapevole ai santi misteri. Perciò, come raccomanda l’Ordinamento Generale del Messale Romano, «è conveniente che nelle Messe con partecipazione di popolo vi sia normalmente questa preghiera».

Essa è collocata tra la proclamazione della Parola e la grande Preghiera Eucaristica: trae infatti ispirazione dalla sapienza delle Scritture e poggia la sua forza sulla mediazione di Cristo sacerdote. È inoltre sorretta dall’aiuto e dall’intercessione dello Spirito Santo (cf. Rm 8, 26).

Questa forma particolare di supplica, che è attestata già da san Giustino intorno alla seconda metà del II secolo e trova il suo grande modello nelle intercessioni del Venerdì Santo, viene incontro all’esortazione della Scrittura che raccomanda di fare «domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini» (1 Tm 2, 1).

Nella supplica litanica, che il presidente dell’assemblea introduce e conclude con l’orazione, viene esercitato in modo singolare il sacerdozio battesimale di tutti i fedeli, i quali, in risposta alla Parola proclamata, offrono a Dio «preghiere per la salvezza di tutti».

Se già le intercessioni inserite nella Preghiera Eucaristica manifestano «che l’Eucaristia viene celebrata in comunione con tutta la Chiesa», con questa supplica litanica si vuole esprimere con maggiore evidenza il legame di fraternità umana, nella consapevolezza che Dio è Padre di tutti ed è benevolo verso tutti. Per questo motivo, la preghiera deve dilatarsi fino ad intercedere per ogni uomo e ogni donna, e per la salvezza di tutta l’umanità. In questo modo, la «Preghiera dei fedeli» non solo manifesta quali siano in noi gli effetti della Liturgia della Parola, ma ci conduce anche a partecipare con maggiore disponibilità alla Liturgia eucaristica, nella quale Gesù Cristo, come Agnello immolato, «continua a offrirsi per noi e intercede come nostro avvocato».

Chiamata a prolungare nel tempo la missione del suo Capo e Sposo, «elevando questa preghiera, la Chiesa adunata, credendo con fede sicura nella comunione dei santi e nella sua vocazione universale, si presenta come la grande intercedente e avvocata per gli uomini».

Articolazione della preghiera

Nella preghiera universale, o preghiera dei fedeli, il popolo risponde in certo modo alla parola di Dio accolta con fede e, esercitando il proprio sacerdozio battesimale, offre a Dio preghiere per la salvezza di tutti.

È conveniente che nelle Messe con partecipazione di popolo vi sia normalmente questa preghiera, nella quale si elevino suppliche per la santa Chiesa, per i governanti, per coloro che portano il peso di varie necessità, per tutti gli uomini e per la salvezza di tutto il mondo.

Nella stesura delle Preghiere dei fedeli non bisogna dimenticare che:

  • sono innanzitutto frutto delle letture del giorno e del tempo liturgico che stiamo vivendo.
  • devono sintetizzare in poche righe, con parole semplici, ma non banali ciò per cui si desidera pregare (chiedere, affidare, ringraziare).
  • non devono essere più di sei.

La successione delle intenzioni sia ordinariamente questa:

  1. per le necessità della Chiesa;
  2. per i governanti e per la salvezza di tutto il mondo;
  3. per quelli che si trovano in difficoltà;
  4. per la comunità locale
  5. Altre eventuali (qualora ci fossero) … è bene che tengano conto anche delle giornate specifiche che si celebrano. Ad esempio: la giornata missionaria, delle vocazioni, della pace etc, ma non solo. È bene tener conto della preparazione ai sacramenti, per chi tra i bambini e i ragazzi si prepara a riceverli, così come delle varie consegne che avvengono durante l’anno (il Padre nostro, i comandamenti etc.); in qualche celebrazione particolare, per esempio nella Confermazione, nel Matrimonio, nelle esequie, la successione delle intenzioni può venire adattata maggiormente alla circostanza particolare.

Spetta al sacerdote celebrante guidare dalla sede la preghiera. Egli la introduce con una breve monizione, per invitare i fedeli a pregare, e la conclude con un’orazione. Le intenzioni che vengono proposte siano sobrie, formulate con una sapiente libertà e con poche parole, ed esprimano le intenzioni di tutta la comunità. Le intenzioni si leggono dall’ambone o da altro luogo conveniente, da parte del diacono o del cantore o del lettore o da un fedele laico.

Il popolo invece, stando in piedi, esprime la sua supplica con una invocazione comune dopo la formulazione di ogni singola intenzione, oppure pregando in silenzio.

L’articolata struttura della «Preghiera dei fedeli» mostra come il cuore degli oranti si dilata sulla misura del cuore di Cristo, superando ogni confine. ±elle intenzioni di preghiera, infatti, sono idealmente inclusi tutti, al di là delle molteplici appartenenze e delle diverse condizioni di vita, e per tutti si può invocare l’aiuto del Signore: anche attraverso questa preghiera, animata dallo Spirito, l’Eucaristia si manifesta luogo di apertura e di accoglienza, e momen-to di edificazione della comunità nell’unità e nella pace.

La forma della preghiera

Quando la Chiesa intercede per le necessità delle persone, non prega solo “per” loro, ma anche “con” loro: condivide la loro situazione di necessità e se ne fa carico, facendo diventare preghiera il loro grido talora inespresso. Perciò è quanto mai opportuno vigilare sulla forma e sullo stile di questa preghiera: essa deve esprimersi e realizzarsi come gesto di comunione e come manifestazione della carità di Cristo per il mondo. Non esprimono adeguatamente il senso di questa preghiera quelle formulazioni che risultassero troppo anguste, parziali o addirittura faziose, oppure, al contrario, troppo vaghe e astratte, appesantite da toni moralistici o eccessivamente emotivi. Per quanto inserita nel vivo dei problemi delle persone, questa supplica deve rimanere espressione di una «Preghiera universale» in Cristo e nella Chiesa.

La forma litanica, composta da diverse intenzioni di preghiera, che siano «sobrie, formulate con una sapiente libertà e con poche parole», e da un’invocazione comune ripetuta dai fedeli, conduce l’assemblea ad assumere un atteggiamento orante che la distoglie dai propri interessi particolari e la apre piuttosto alle necessità di ogni persona, favorendo un affidamento fiducioso al Dio della vita.

Si tenga presente che nella cura della buona forma della «Preghiera universale» e della sua sintonia con il Vangelo del Regno trova spazio l’azione formatrice dello Spirito Santo, che ci assimila sempre più a Cristo e al suo pregare.

Consigli:

  • verificare se, in quella domenica, si celebra qualche evento ecclesiale o civile di rilievo;
  • leggere insieme i testi della Liturgia della Parola alla luce del tempo liturgico; decifrare il genere letterario (racconto, parabola, poesia, epistola, testo esortativo o profetico…);
  • dalla Bibbia rileggere le medesime pericopi cercando di contestualizzarle (individuare la sezione letteraria più ampia e la sua finalità specifica); attraverso le note approfondire il significato del testo e collegarlo ad altri testi biblici;
  • sottolineare i passaggi più significativi, i concetti centrali, immagini/simboli, parole chiave;
  • individuare il messaggio centrale della prima lettura e del Vangelo (che, in genere, sono collegati) e quello della seconda lettura;
  • attualizzare i messaggi collegandoli a situazioni ed eventi che toccano l’oggi: come la vita interpella la Scrittura? Come la Parola di Dio può illuminare la vita? In che forma è annunciata la salvezza? In che modo ciascuno può aderirvi e attuarla?
  • formulare delle preghiere che esprimano la risposta di fede alla chiamata di Dio nella forma dell’intercessione, alla luce della vita di Gesù Cristo;

Ecco alcuni testi di riferimento:

Di questo le prime 3 pagine: