Questo sito e gli strumenti di terze parti da esso utilizzati si avvalgono di cookies.
Continuando a navigare accetti il loro uso.

Logo

Parrocchia dell'Immacolata e San Martino a Montughi

Via Ferdinando Paoletti 36 - 50134 Firenze

055 461293

info@immacolataesanmartino.org

 

ATTENZIONE! È tornato in vigore l'orario "invernale" delle S. Messe ...in Chiesa!!!
- feriali (lun, mar, mer e ven): 18:00
- feriale giov: 10:00 e 19:00
- sabato: 18:00 (prefestiva)
- domenica: 8:30 - 10:00 - 11:30 - 18:00

Tutte le S. Messe sono celebrate nel rispetto delle norme anti covid19

NEWS!

Catechesi sul Nuovo Messale

Dalla Ia domenica di Avvento, abbiamo iniziato a usare la nuova traduzione del Messale Romano: riproponiamo di seguito la catechesi che abbiamo letto insieme nelle domeniche precedenti, alla fine di ogni Messa.

Indicazioni formative sulla celebrazione eucaristica sulla nuova traduzione del Messale Romano

a cura dell'Uffico Liturgico dell'Arcidiocesi di Firenze

La preghiera liturgica ed il libro liturgico

La celebrazione eucaristica è una preghiera liturgica e come tale ha delle dimensioni molto diverse dalla preghiera personale. Ne sottolineiamo quattro.

  • Ogni liturgia è innanzitutto “preghiera delle Chiesa e preghiera per la Chiesa”, come indica il senso etimologico della parola stessa. Mentre nella preghiera personale mi posso esprimere con parole mie e posso rivolgere le mie intenzioni al Signore per chi voglio, nella liturgia prego sempre insieme ed in comunione con tutta la Chiesa sparsa nel mondo e in favore, a vantaggio, di tutta la Chiesa (a titolo di esempio: posso ricordare nell’intenzione della Messa un singolo defunto, ma nella preghiera eucaristica si prega sempre per tutti i defunti).
  • La preghiera liturgica, come definisce il Catechismo della Chiesa Cattolica, è di fatto “opera della Trinità” perché tutte le volte che come Chiesa preghiamo insieme, con le stesse parole e come un unico corpo, ci uniamo come membra vive al nostro capo, Cristo, e con Lui - che dall’Ascensione è nella Trinità con il suo corpo glorioso ed intercede incessantemente per noi - ci rivolgiamo al Padre per mezzo dello Spirito Santo.
  • Nella liturgia della Chiesa, per la grazia e la potenza dello Spirito Santo, ognuno dei presenti fa memoria del Signore risorto nel senso che rivive il mistero pasquale di Cristo: Egli si rende presente e ci comunica la sua grazia di salvezza, nel qui e adesso della singola celebrazione.
  • Mentre la preghiera personale si esprime spesso attraverso le nostre parole, ogni preghiera liturgica si realizza attraverso un rito, un insieme di gesti, parole, movimenti… potremmo aggiungere colori, odori, posizione del corpo… in modo da coinvolgere tutta la persona che è chiamata a pregare con tutti i suoi sensi ed il suo corpo.

Per realizzare queste dimensioni è necessario che si segua quanto indicato nel libro liturgico che viene sempre approvato dalla Sede Apostolica a sigillare una preghiera ecclesiale che ci vede uniti nella Chiesa universale anche come singola comunità locale.

Nelle nostre chiese, in tutta la Toscana e in molte altre regioni, abbiamo iniziato a usare questo Messale, secondo la nuova traduzione, dalla Ia domenica di Avvento, come ulteriore segno per ribadire l’importanza della preghiera e della comunione ecclesiale.

Pregare con le stesse parole e gli stessi gesti

La celebrazione eucaristica è una preghiera liturgica e come tale ha una dimensione ecclesiale (è sempre preghiera “della Chiesa” e “per la Chiesa”), trinitaria (come membra del corpo di Cristo preghiamo con Lui, nostro capo, il Padre nella grazia dello Spirito Santo), memoriale (ci permette di rivivere qui e adesso il mistero pasquale di Gesù) e rituale (si compie attraverso gesti, segni, parole, azioni, movimenti, colori…). Per sottolineare queste caratteristiche e viverle in maniera appropriata è fondamentale che tale preghiera avvenga secondo quanto indicato nel libro liturgico - nel caso della celebrazione eucaristica: il Messale - ed è per questo che ci prepariamo ad accogliere e conoscere questa nuova traduzione italiana che sarà adottata in tutte le chiese della Toscana a partire dalla prima domenica di Avvento.

Proprio perché la Messa è una celebrazione liturgica, per valorizzare la sua dimensione ecclesiale e rituale è molto importante pregare insieme con le stesse parole e gli stessi gesti.

Già poter arrivare un po’ prima dell’inizio ci aiuterebbe ad entrare in un clima di raccoglimento e ci permetterebbe di iniziare tutti insieme la celebrazione con il canto iniziale.

A cominciare dal canto, la celebrazione ci richiede coinvolgimento e partecipazione, non possiamo assistere come spettatori passivi o disinteressati: anche se stonato, magari con voce un po’ più dimessa, è importante che ognuno canti e si sforzi di recitare insieme agli altri i testi di preghiera, le risposte e le acclamazioni. Ed è importante anche che si cerchi di rispettare lo stesso tempo e lo stesso ritmo degli altri: il pregare insieme ci chiede l’ascolto di chi mi sta accanto e soprattutto l’umiltà di non emergere proprio per valorizzare la preghiera comunitaria - ci stiamo rivolgendo al Padre come corpo mistico di Cristo, come Una Comunità orante!

Talvolta si pensa che può andar bene anche cantaro o recitare interiormente le preghiere, come il Gloria, il Credo o il Padre nostro, come tutti gli altri interventi della celebrazione, quasi per sottolineare una dimensione interiore e confidenziale con il Signore; ma se questo può essere giusto per la preghiera personale, non lo è di certo per la preghiera liturgica che ci chiede, per la sua stessa natura ecclesiale e comunitaria, di pregare insieme, con le stesse parole e le stesse modalità.

E’ importante assumere anche gli stessi gesti: non è un caso che insieme ci alziamo in piedi, ci mettiamo a sedere o ci mettiamo in ginocchio, proprio per esprimere l’unità della preghiera ecclesiale. Vedremo quindi le singole parti della celebrazione eucaristica secondo le indicazioni del Messale e cercheremo di riscoprire l’importanza del nostro celebrare insieme la Pasqua del Signore.

I Riti di Introduzione

La celebrazione eucaristica è a pieno titolo una preghiera liturgica (con la sua dimensione ecclesiale, trinitaria, memoriale e rituale) ed è importante pregare insieme con le stesse parole e con gli stessi gesti: cerchiamo qui di riscoprire l’importanza della prima parte della celebrazione eucaristica, i Riti di Introduzione.

Secondo l’Ordinamento Generale del Messale Romano - la premessa teologico liturgica al testo del Messale - “i Riti di Introduzione hanno un carattere di inizio, di introduzione e di preparazione. Scopo di questi riti è che i fedeli, riuniti insieme, formino una Comunità, e si dispongano ad ascoltare con fede la Parola di Dio e a celebrare degnamente l’Eucaristia” (OGMR n° 46).

Già il canto di inizio, che dovrebbe introdurci al tema del giorno e favorire il canto di tutta l’assemblea, ci aiuta a creare un clima di preghiera condivisa, di un’unica Comunità con un cuore solo ed un’anima sola. Durante la processione di ingresso, con cui i ministri si portano nel presbiterio, tutti ci vogliamo immedesimare in questo cammino esistenziale verso l’altare del Signore.

Il vescovo, il presbitero ed il diacono salutano e onorano la presenza del Signore nell’altare con un inchino e con il bacio, per il rapporto di speciale configurazione a Cristo dovuto al sacramento dell’ordine, mentre gli altri ministri solo con l’inchino. Se in prossimità del presbiterio si trova il tabernacolo, prima di venerare l’altare, i ministri si genuflettono verso la presenza reale del Signore. Soprattutto nelle feste è importante l’incensazione dell’altare, in segno di riverenza, onore e preghiera.

Giunto alla sede, il presbitero ci invita a compiere il Segno della Croce: con la formula trinitaria e tracciando sul nostro corpo il segno supremo dell’amore salvifico del Signore, iniziamo la nostra preghiera comunitaria nel Suo nome, e - proprio come ci ha detto Gesù: “dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” - ci mettiamo alla Sua presenza.

Il Saluto Liturgico tra il presbitero e l’assemblea (“Il Signore sia con voi – E con il tuo spirito” o altre parole simili) vuole invitare tutti a prendere coscienza di questa presenza: il Signore è in mezzo a noi, c’è, qui e adesso, ce l’ha promesso, e occorre che anche noi siamo presenti a Lui, nella preghiera, con i nostri cuori e il nostro spirito.

Il presbitero ci invita poi, con l’Atto Penitenziale, a riconoscerci bisognosi di perdono: tutti, davvero tutti, abbiamo bisogno della misericordia di Dio. Con l’espressione greca “Kyrie eleison”, proposta dalla nuova traduzione del Messale come da preferirsi rispetto alla versione italiana “Signore pietà” - che usiamo in ognuna delle tre formule dell’atto penitenziale - ci affidiamo al suo amore misericordioso riconoscendo la nostra povertà.

Nelle solennità, nelle feste e nelle domeniche - tranne in Avvento ed in Quaresima - dopo l’atto penitenziale cantiamo o recitiamo il Gloria, un antichissimo inno di lode e di supplica. Nella nuova traduzione c’è una piccola modifica nella frase inziale: non diremo più “Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà”, ma “pace in terra agli uomini, amati dal Signore” per sottolineare che la pace è un dono per tutta l’umanità, proprio in quanto amata da Dio.

L’ultimo elemento dei Riti di Introduzione è la preghiera chiamata Colletta: il nome stesso ci suggerisce come, dopo l’invito del presbitero “Preghiamo”, ognuno può formulare nel suo cuore la propria preghiera personale, e questa preghiera ne fa sintesi, con un unico testo che il presbitero rivolge al Padre - per mezzo di Cristo, nello Spirito Santo - a nome di tutti i fedeli.

L’Amen dell’assemblea sigilla quanto pronunciato confermando un’adesione piena a quella precisa preghiera (il termine ebraico Amen indica proprio: ci credo, mi ci radico, qui fondo la mia vita…).

Questi riti che caratterizzano la prima parte della celebrazione eucaristica ci preparano alla Liturgia della Parola e alla Liturgia Eucaristica.

La Liturgia della Parola

Dopo avere visto i Riti di Introduzione, che “hanno un carattere di inizio, di introduzione e di preparazione” (OGMR n° 46) e che ci aiutano a formare una Comunità che prega con un cuore solo ed un’anima sola, vediamo oggi l’importanza della Liturgia della Parola, primo polo centrale della celebrazione eucaristica, ed in quali parti è strutturata.

“Quando nella Chiesa si legge la sacra Scrittura, Dio stesso parla al suo popolo e Cristo, presente nella sua parola, annunzia il Vangelo” (OGMR 29).

Terminata la colletta che conclude i Riti di Introduzione, ci mettiamo seduti proprio perché in questa posizione è più facile concentrarci e disporci ad ascoltare, mentre un lettore si porta all’ambone (la parola indica un luogo ben definito e rialzato, non un semplice leggio) per proclamare il testo della prima lettura. Normalmente tratta dall’Antico Testamento, eccetto nei tempi forti, questo brano ci presenta un tema o un fatto che troverà compimento, attuazione, realizzazione piena nelle parole e nei gesti del Signore Gesù proclamati nel Vangelo del giorno.

Il salmo responsoriale che segue la prima lettura, come dice il nome, vuole farci entrare in dialogo con Dio, a cui ci rivolgiamo con la sua stessa Parola (il ritornello o versetto responsoriale è tratto dal salmo stesso o ad esso ispirato). La scelta del salmo riprende il tema preannunciato nella prima lettura che troverà compimento nel Vangelo. Proprio perché i salmi sono preghiere poetiche scritte per essere cantate, se possibile, sarebbe bene che almeno il ritornello fosse cantato da tutta l’assemblea.

Nelle domeniche, nelle feste e nelle solennità segue la seconda lettura, sempre tratta da un libro del Nuovo Testamento, escludendo i Vangeli. Ascoltiamo come concretamente viveva la Comunità cristiana al tempo degli apostoli o subito dopo. Normalmente la scelta di questo testo, escludendo i tempi  forti, non ha alcun legame con il tema del Vangelo e della prima lettura, ma segue quasi in continuità i libri neo-testamentari (ad esempio: si inizia la proclamazione della lettera ai Romani e domenica dopo domenica si procede di capitolo in capitolo; poi si continua con un altro libro del Nuovo Testamento).

Al termine della seconda lettura ci alziamo in piedi per il canto al Vangelo: vogliamo esprimere rispetto e onore al Signore Gesù che è presente nella sua Parola, manifestare la nostra prontezza all’azione e far nostra la gioia della risurrezione con questo canto di lode (la parola “Alleluia” vuol dire: “Lode a te, Signore”). Nel tempo di Quaresima, per il suo carattere penitenziale, di essenzialità e di deserto, omettiamo l’espressione Alleluia - legata direttamente all’annuncio della risurrezione - per riprenderla nella notte della veglia pasquale. In questo tempo si utilizzano altre parole come “Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria” oppure “Lode e onore a te, Signore Gesù”.

La proclamazione del Vangelo, culmine di tutta la Liturgia della Parola, è riservata ad un ministro ordinato (il presbitero o il diacono) e viene preceduta dal saluto liturgico (“Il Signore sia con voi -  E con il tuo spirito”) per ridestare il nostro cuore alla presenza del Signore, dalla possibilità di incensare il libro del Vangelo e dal gesto di tre piccoli segni di croce che facciamo sulla fronte, sulle labbra, sul petto ad indicare che la Parola del Signore vogliamo rimanga sempre impressa nella nostra mente, nelle nostre parole e soprattutto nel nostro cuore. Al termine della proclamazione il ministro bacia il libro del Vangelo, a sottolineare ancora una volta come sia segno della presenza del Signore in mezzo a noi, e con esso può impartire la benedizione a tutta l’assemblea (è un gesto facoltativo).

Il celebrante prosegue con l’omelia (il termine greco vuol dire “esortazione familiare”) con cui spiega il senso delle letture e di tutta la celebrazione nel contesto odierno che stiamo vivendo: cerca di spezzare il pane della Parola affinché possa essere alla portata di tutti e possa indirizzare il nostro cammino concreto verso il Signore.

La Liturgia della Parola prosegue con la professione di fede, o Credo, con cui vogliamo rinnovare la nostra volontà di credere in Dio Padre, Figlio e Spirito Santo dopo aver ascoltato la sua Parola e averla compresa per la nostra vita. Il Credo può essere cantato o recitato tutti insieme. Normalmente usiamo la formula Niceno-Costantinopolitana, ma è possibile usare il Credo o Simbolo degli Apostoli, più antico e più essenziale.

Proprio perché non è facile professare concretamente nella vita quotidiana la nostra fede, ci rivolgiamo al Signore con la preghiera universale, o preghiera dei fedeli, in cui affidiamo di Dio le nostre intenzioni. In ogni celebrazione è sempre bene pregare per queste quattro realtà: 1. per la Chiesa: essendo una Liturgia c’è sempre questa dimensione ecclesiale e universale; 2. per la società civile, i governanti e quanti hanno incarichi di responsabilità: chiediamo che  siano guidati dal Signore per il bene comune; 3. per i malati ed i sofferenti: sentano la consolazione di Dio e la vicinanza di tutti; 4. per le concrete necessità della nostra Comunità. Sarebbe bello se queste intenzioni di preghiera fossero composte da un gruppo di fedeli che, con la collaborazione del parroco, dopo la meditazione delle letture domenicali o festive, possa esprimere la preghiera particolare della propria realtà ecclesiale.

Terminata la preghiera universale si conclude la Liturgia della Parola e inizia la Liturgia Eucaristica.

La Liturgia Eucaristica

Presentazione dei doni

Dopo avere visto i Riti di Introduzione e la Liturgia della Parola, il momento centrale della Messa, la Liturgia Eucaristica, parlando delle tre parti in cui essa è articolata: la Presentazione dei doni, la Preghiera eucaristica ed i Riti di comunione.

Ci soffermeremo sulla Presentazione dei doni. In questa prima parte della Liturgia Eucaristica “si portano all’altare i doni, che diventeranno il Corpo e il Sangue di Cristo” (OGMR 73). Nel pane e nel vino, che rappresentano gli elementi basilari della nostra alimentazione, vogliamo sintetizzare tutte le nostre richieste e le nostre preghiere che offriamo a Dio, compiendo così il vero “offertorio”, unendo la nostra vita all’offerta che Gesù compie di sé al Padre. E’ un momento molto importante dove possiamo mettere sull’altare, in quel pane e in quel vino, tutto ciò che portiamo nel cuore presentandolo a Dio attraverso l’intercessione del Signore nella grazia dello Spirito Santo. E’ bene evitare di sfruttare questo momento per evidenziare altri segni, che magari possono essere portati più opportunamente durante la processione di ingresso, perché solo pane e vino diventeranno Corpo e Sangue di Cristo ed in essi viene sintetizzato davvero ogni “frutto della terra e del lavoro dell’uomo” (come recita la preghiera del presbitero che accompagna la presentazione dei doni a Dio).

Questo momento può essere accompagnato da un canto, che dovrebbe sempre riprendere il tema dell’offerta, e può essere articolato con una processione composta dai fedeli che portano le ostie ed il vino all’altare o svolto in maniera più semplice dalla credenza laterale da parte dei ministri.

Per provvedere alle necessità dei più bisognosi e della chiesa stessa, nel momento della presentazione dei doni si possono raccogliere delle offerte in denaro che verranno deposte in un luogo adatto - escludendo chiaramente la mensa dell’altare riservata ai doni per l’eucaristia - in modo da esprimere un’attenzione concreta, da parte dei presenti, verso le situazioni che necessitano di un aiuto economico. Sin dall’antichità il rito liturgico è stato caratterizzato dal prendersi cura di queste realtà.

Alla presentazione dei doni per l’eucaristia a Dio, il presbitero può fa seguire l’incensazione - come segno di offerta, di purificazione e di preghiera - dei doni stessi, dell’altare, della croce, dei ministri ordinati e di tutta l’assemblea, segni della presenza del Signore in mezzo a noi.

Segue il rito del lavabo con cui il celebrante si lava le mani: se una volta questo era un gesto necessario, per motivi funzionali (talvolta si portavano all’altare anche doni concreti per il bisogno dei poveri che il presbitero deponeva ai piedi dell’altare), oggi esprime il desiderio di una purificazione interiore e spirituale, sempre necessaria per tutti.

Il celebrante ci invita alla preghiera con le parole “Pregate fratelli e sorelle…” e contemporaneamente ci invita ad alzarci in piedi, posizione di chi è pronto a rivolgersi nella preghiera verso il Signore. L’assemblea risponde “Il Signore riceva dalle tue mani questo sacrificio a lode e gloria del suo nome, per il bene nostro e di tutta la sua santa Chiesa”.

Il presbitero continua con una preghiera, l’orazione sulle offerte, che esprime sempre il senso del dono e dell’offerta a Dio. La celebrazione continua poi con la preghiera eucaristica.

La Preghiera eucaristica

Dopo avere visto il primo momento della Liturgia eucaristica - la Presentazione dei doni - ci soffermiamo ora sulla Preghiera eucaristica.

Con la Preghiera eucaristica, momento centrale e culminante dell’intera celebrazione, ci uniamo alla preghiera stessa del Signore Gesù, nel magnificare le grandi opere di Dio e nell’offerta di totale donazione al Padre (cfr OGMR 72), attraverso la grazia dello Spirito Santo. Nella nuova traduzione, che utilizzeremo dalla prima domenica di Avvento, sentiremo alcune parole modificate che rispecchiano maggiormente il testo latino originale. 

Tutta la Preghiera eucaristica è scandita da varie parti che ritmano il nostro rendimento di grazie a Dio:

  • inizia con il Prefazio, con un dialogo in cui il presidente ci invita a metterci alla presenza del Signore, a rivolgere a Lui i nostri cuori, a rendere grazie a Dio, e prosegue nel richiamare esplicitamente alcuni motivi, collegati alla celebrazione in corso, del nostro ringraziamento orante al Signore;
  • continua con il canto, o la recita, dell’acclamazione “Santo, Santo, Santo…” con cui ci uniamo al coro degli Angeli e dei Santi - nella comunione piena tra Chiesa in cammino sulla terra e Chiesa gloriosa del Cielo - proclamando Dio il Santo per eccellenza e benedicendo il Signore Gesù che viene nel suo nome;
  • culmina con l’Epiclesi, ossia l’invocazione allo Spirito Santo perché scenda sul pane e sul vino per trasformarli nel Corpo e nel Sangue di Gesù, e con il Racconto dell’istituzione, in cui ripetiamo i gesti e le parole che il Signore ha compiuto nell’ultima cena affinché si ripresenti il Suo sacrificio e Lui stesso sia presente in mezzo a noi;

in questo momento, da quando il presbitero stende le mani per invocare lo Spirito Santo, fino all’acclamazione “Mistero della fede”, chi può si mette in ginocchio, in segno di adorazione e di più intensa preghiera;

  • prosegue con il Memoriale, in cui si esprime nella preghiera il nostro rivivere, qui e oggi, facendo memoria appunto, il mistero della salvezza; con l’Offerta, momento il cui il presidente offre al Padre il sacrificio stesso del Signore, e in Lui, anche quello della nostra vita; e con le Intercessioni con cui si chiede il dono dell’unità, della pace e della salvezza per tutti i presenti, per tutta l’umanità e per tutti i defunti, in comunione con la Chiesa celeste che prega con noi;
  • termina con la Dossologia, ossia l’invito a rendere ogni onore e gloria al Padre, per mezzo di Cristo, con Cristo ed in Cristo (in una comunione sempre più piena e profonda), nell’unità e nella grazia dello Spirito Santo; l’Amen finale, proclamato da tutta l’assemblea, ratifica, sigilla e completa tutta la Preghiera eucaristica, pronunciata dal presbitero, esprimendo l’adesione spirituale ed esistenziale di tutti i fedeli a quanto abbiamo pregato insieme.

I Riti di comunione

Dopo avere visto la Presentazione dei doni e la Preghiera eucaristica, affrontiamo il tema dei Riti di comunione, concludendo così le tre parti della Liturgia eucaristica, per poi concludere con i Riti di Conclusione e riassumere tutte le novità della nuova traduzione italiana del Messale.

Dopo aver presentato la nostra vita a Dio nell’offerta del pane e del vino portati all’altare e dopo aver invocato la presenza del Signore con la preghiera eucaristica, rivivendo così la sua morte e la sua risurrezione, ci prepariamo a ricevere la Comunione.

Insieme a Gesù, presente con il suo corpo e il suo sangue sull’altare, ci rivolgiamo a Dio come il Signore stesso ci ha insegnato, con la preghiera del Padre nostro. Con la nuova traduzione ci sono due piccole modifiche che rendono il testo più rispettoso dell’originale: dovremo dire “Rimetti a noi i nostri debiti, come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male”. L’Amen finale, durante la Messa, non va pronunciato perché la preghiera continua con altre parole che riprendono l’ultima frase del Padre nostro.

Inoltre, contrariamente a quanto spesso succede, se dovessimo scegliere un gesto da fare tutti insieme in questo momento, non è opportuno prendersi per mano, perché questo va a sottolineare un legame orizzontale tra di noi, fratelli e sorelle, che c’è, ma è meno importante del nostro legame “verticale” verso il Padre che, soprattutto in questo momento della Messa, siamo chiamati a vivere: siamo nei Riti di comunione e ci stiamo rivolgendo a Dio per chiedergli di entrare in Comunione con Lui. Ecco perché nella nuova traduzione del Messale è riportato esplicitamente che “si possono tenere le braccia allargate” (Precisazioni CEI, 8) al modo in cui lo fa il celebrante, riprendendo la posizione dell’orante, cioè di colui che si rivolge a Dio in una tensione esistenziale verso l’alto.

Segue il Rito della pace con cui la Chiesa invoca il primo dono del Signore Risorto su se stessa e su tutta la famiglia umana. Questo avviene attraverso le parole: “La pace del Signore sia con voi. - E con il tuo spirito”. In questo dialogo si realizza l’effettivo scambio del dono del Risorto tra il sacerdote che presiede la celebrazione e tutta l’assemblea dei fedeli.

Se e quando è possibile, si può scambiare anche un gesto che esplicita quanto avvenuto nel dialogo, con coloro che abbiamo accanto, ma tale gesto è facoltativo. Le parole che accompagnano questo eventuale gesto, anch’esse ritoccate, sottolineano il dono della pace del Risorto per noi (“Scambiatevi il dono della pace”).

Segue la Frazione del pane, un gesto antichissimo che evoca, nello spezzare l’ostia consacrata, il sacrificio stesso del Signore per noi. Durante questo gesto si canta o si recita l’invocazione “Agnello di Dio” , per sottolineare il dono di Gesù, vero agnello, che si offre per la nostra salvezza, che ci perdona e ci dona la sua pace.

Le parole con cui il presbitero ci invita alla Comunione vedono una modifica, che esprime il legame con la precedente invocazione dell’Agnello di Dio e ci rimanda alla mensa escatologica (“Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie i peccati del mondo. Beati gli invitati alla cena dell’Agnello”), ma la risposta dell’assemblea (“O Signore, non sono degno di partecipare alla tua mensa, ma dì soltanto una parola ed io sarò salvato”) rimane invariata.

Dopo aver ricevuto la Comunione sulle labbra – non in questo periodo di emergenza sanitaria - o sulle mani (opportunamente lavate, nella giusta posizione per ospitare il Signore, accertandosi che non rimangano frammenti dell’Eucaristia che vanno comunque portati alla bocca) abbiamo un tempo di adorazione e di preghiera personale che può essere accompagnata dal canto e da un momento di silenzio.

Il presbitero conclude questo momento della Liturgia eucaristica con la Preghiera dopo la comunione in cui si ringrazia Dio per il dono del suo Figlio e gli si chiede, con la grazia dello Spirito Santo, di poterlo testimoniare nella vita quotidiana.

Eventuali brevi avvisi devono avvenire dopo questa orazione per non interrompere un ritmo celebrativo preciso che ci vuole aiutare a vivere pienamente la Comunione eucaristica in uno spirito di preghiera e raccoglimento.

I Riti di conclusione

Dopo avere visto i Riti di Introduzione, la Liturgia della Parola e la Liturgia eucaristica – con le sue tre parti: la Presentazione dei doni, la Preghiera eucaristica e i Riti di comunione – vediamo i Riti di Conclusione e riassumiamo tutte le novità della nuova traduzione italiana del Messale, che che abbiamo iniziato ad usare la Ia I domenica di Avvento, in tutte le chiese della Toscana ed in molte altre regioni.

Dopo l’orazione post-communio, che conclude i Riti di comunione, si possono dare brevi avvisi alla Comunità, per informare tutti delle iniziative più importanti che vengono proposte.

Il presbitero rivolge nuovamente ai fedeli il Saluto liturgico, rinnovando l’invito ad accogliere la presenza del Signore nella nostra vita, sia per il momento conclusivo della celebrazione liturgica, sia per vivere in tale presenza ogni ambito della nostra vita quotidiana.

Dopo il Saluto liturgico viene invocata la Benedizione di Dio su tutti i presenti. Dio dice bene di noi, ci accompagna con la forza del suo amore e ci sostiene con la grazia della sua misericordia.

Il celebrante può invocare la Benedizione di Dio in forma semplice, impartendo direttamente la benedizione nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, oppure in modo più solenne, facendo precedere a questa formula di benedizione una triplice invocazione, a cui rispondiamo ogni volta Amen, o inserendo, al posto della triplice invocazione, una preghiera di benedizione sul popolo, che richiede al Signore un dono particolare, e a cui rispondiamo sempre con un Amen. Quest’ultima possibilità, di aggiungere la preghiera di benedizione sul popolo, la troveremo come scelta obbligatoria nelle domeniche di Quaresima.

Infine abbiamo il Congedo, ossia l’invito a continuare quanto stiamo celebrando anche al di fuori della celebrazione, tornando nelle nostre case e alle nostre attività, in ogni momento della nostra giornata, come testimonianza concreta della gioia, della forza e della grazia del nostro essere cristiani.

Dopo il canto finale, o verso la sua fine, tutti ministri salutano l’altare con un inchino, il presbitero ed il diacono anche con un bacio, e ritornano in processione verso la sacrestia.

Cosa cambia allora?

Vediamo ora di riassumere cosa cambierà concretamente per i fedeli con la nuova traduzione del Messale.

  • Nell’Atto penitenziale, quando useremo la formula del Confesso a Dio onnipotente… dovremo citare espressamente fratelli e sorelle, sia nella parte iniziale, sia in quella finale.
  • Se invece nell’Atto penitenziale useremo la formula del Signore pietà, Cristo pietà, Signore pietà, sentiremo come più spesso ci verrà proposta in greco (Kyrie eléison, Christe eléison, Kyrie eléison) perché più densa e più ricca di significato: esprime contemporaneamente il senso delle parole “Signore amami teneramente, accoglimi nella tua misericordia, perdonami con il tuo amore…”.
  • Nel cantare o recitare il Gloria useremo il testo “Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini, amati dal Signore…” più vicino alla nuova traduzione della Bibbia fatta nel 2008.
  • Durante il momento della Preparazione dei doni, all’invito del presbitero: “Pregate fratelli e sorelle perché…” ci alzeremo subito in piedi, nella posizione di chi è pronto alla preghiera e all’incontro con Dio.
  • Nel cantare o recitare il Padre nostro useremo due modifiche, anche stavolta per riprendere il testo della traduzione della Bibbia del 2008. Diremo: “…rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione…”.
  • Inoltre, nel caso si adottasse un segno che accompagna la preghiera del Padre nostro, la nuova traduzione del Messale ci chiede di allargare le braccia alzandole al cielo, allo stesso modo del celebrante, in modo da sottolineare la nostra invocazione al Padre in vista della Comunione che stiamo per ricevere.

Sentiremo anche altre modifiche nei testi di preghiera, soprattutto nelle preghiere eucaristiche e nell’Agnello di Dio, ma queste riguardano più i celebranti, ogni altro intervento dei fedeli è rimasto invariato.

 

Ci auguriamo che questa nuova traduzione del Messale sia per tutti noi un’occasione preziosa per riscoprire l’importanza e la bellezza del celebrare insieme il mistero pasquale del Signore e ci aiuti a partecipare con maggiore consapevolezza ad ogni celebrazione eucaristica.

Il sito è ottimizzato per le ultime versioni dei seguenti browsers:
Mozilla Firefox,
Chrome,
Internet Explorer,
Microsoft Edge e
Safari.

Per qualsiasi problema inerente al sito scrivi a webmaster@immacolataesanmartino.org

Licenza Creative Commons

Ove non diversamente precisato, le foto, le immagini e le elaborazioni grafiche presenti sul sito sono state realizzate da Elisa Valle e sono distribuite con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Italia.
Per altri usi scrivere a elisalagrafica@gmail.com

Designed with and by Elisa Valle, thanx to JoomShaper. Powered by Joomla!, a Free Software released under the GNU/GPL License.