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Parrocchia dell'Immacolata e San Martino a Montughi

Via Ferdinando Paoletti 36 - 50134 Firenze

055 475301

info@immacolataesanmartino.org

Orario S. Messe Festive: sabato 18:00 — domenica 8:30 - 10:00 - 11:30 - 18:00
Orario S. Messe Feriali: 7:30 - 18:00 (escluso il sabato)
S. Rosario: tutti i giorni alle 17:30

L'archivio parrocchiale è aperto
dal lunedì al venerdì
dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 16:00 alle 19:00.

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NEWS!

Ognissanti 2017

Chi è venuto alla Messa oggi ha trovato ad attenderlo una grossa sopresa: Don Maurizio ha raccolto, a lato dell'altare, alcune preziose reliquie provenienti dalla chiesa di San Martino (NdA: sebbene sia nata in questa parrocchia, non avevo mai sentito dire che a San Martino fossero custodite queste reliquie... una sorpresa nella sorpresa!) più altre gentilmente prestate da qualche parrocchiano generoso.

Potremmo dire che abbiamo avuto il privilegio di festeggiare i Santi, avendone fisicamente qualcuno con noi!

Per citare i più conosciuti, c'erano San Zanobi, Sant'Antonino, Santa Maria Maddalena dei Pazzi, Sant'Andrea Corsini, San Carlo Borromeo, Santa Teresa del Bambino Gesù: ciascuno di loro, seguendo la sua specifica vocazione, ha percorso fino all'ultimo la via della santificazione: un grande esempio per tutti noi.

 

Separatore con Colombe

Inoltre, a disposizione dei fedeli, c'era una brochure per riflettere sulla santità "in compagnia" di tre figure particolarmente importanti per la nostra Chiesa fiorentina, che rappresentano anche, per così dire, le tre virtù teologali.
Riportiamo interamente il contenuto della brochure per una più agevole lettura (è possibile, comunque, scaricarla in formato pdf).

La santità nella Chiesa fiorentina

Camminare sulla terra con lo sguardo al Cielo

La nostra Diocesi è grata al Signore per tanti testimoni di fede che hanno camminato con noi illuminando con la loro fede il nostro cammino. Crediamo importante che questa santità sia riconosciuta, affidata e custodita dalla Chiesa: la Chiesa ne ha bisogno; ne ha bisogno Firenze, l’Italia, il mondo. Per questo vogliamo e dobbiamo tutti pregare. I santi guideranno la nostra preghiera.

Nel cinquantennio tra il 1920 e il 1970 Facibeni, Dalla Costa e La Pira occupano un posto esemplare nella nostra Chiesa. Il legame tra di loro fa pensare davvero al legame che unisce le tre virtù teologali: la fede, la speranza e la carità.
L’esperienza spirituale di Facibeni, tormentata e sofferta è una autentica spiritualità della croce. È la carità che deve farsi carico di tutto, dar voce a tutte le angosce del mondo, davvero fare la verità nella carità.
Quella di Dalla Costa è l’esperienza della fede teologale tutta tesa a cercare Dio solo, con incrollabile volontà. È l’esperienza dell’Assoluto: “essere di Dio vivendo di Dio”.
La Pira è il puro di cuore delle beatitudini evangeliche: è il profeta della speranza teologale. Rimanda alla piccola speranza di cui parla Péguy che cammina in mezzo alle due sorelle maggiori, alla fede e alla carità, e le tiene per mano. Avanza con loro. È lei che le fa camminare.

 Insieme a queste tre grandi figure vogliamo affidare alla nostra preghiera altre personalità per le quali il processo diocesano fiorentino è terminato ed è in svolgimento la fase romana della causa di beatificazione: Madre Maria Eleonora Giorgi, Carolina Bellandi detta "Mamma Carolina", Mons. Olinto Fedi, Sr. Diomira Allegri, Maria Maddalena Frescobaldi Capponi, Cristina Ogier. È ancora in corso il processo diocesano della Madre Maria Agnese Tribbioli.

Giorgio La Pira, la speranza

Nasce il 9 gennaio 1904 a Pozzallo (Ragusa), muore il 5 novembre 1977 a Firenze

Giorgio La PiraGiorgio La Pira giunge a Firenze nel 1926 per completare gli studi universitari e subito laurearsi a 22 anni. Non lascerà più la città, ne coglierà l’Anima e riuscirà a renderla nota nel mondo intero come luogo del dialogo e della pace tra i popoli, attraverso una incessante, intensissima azione internazionale. L’anno dopo è docente all’Università di Firenze, dove nel 1934 è chiamato alla cattedra di Diritto Romano. La sensibilità verso gli ultimi, i senza tetto, lo porta a creare lo stesso anno la Messa di San Procolo. Punto di riferimento per i numerosi poveri della città, l’esperienza coinvolge tanti giovani volontari e persone abbienti che decidono di vivere l’evangelica condivisione dei beni.

Nel ’39 dà vita a Princìpi, coraggiosa rivista di opposizione al nazismo e ai fascismi. La Pira vi propone una riflessione sui valori della Pace, i diritti della persona, la libertà e la giustizia. Sfugge all’arresto dopo il settembre del 1943. Si rifugia a Roma, dove viene accolto anche in casa di mons. Montini, futuro Papa Paolo VI.

Torna nel 1944 nella Firenze appena liberata e si avvia all’impegno politico. Eletto alla Costituente, indica i Princìpi della Carta, apportando un altissimo contributo. Nel 1948 è sottosegretario al lavoro, nel governo De Gasperi. Nel 1950 scrive un saggio dirompente "L’attesa della povera gente", esponendo la sua visione economica proiettata verso l’unità del mondo.

Dal 1951 è Sindaco di Firenze e contribuirà fino al 1965 allo sviluppo della città fondando la sua azione sul valore della persona umana come essere costituito per la relazione con Dio e con gli altri uomini. Con la sua azione politica evidenzia il valore delle città quali centri vivi di cultura e di solidarietà, e nelle quali debbono essere assicurati il lavoro, la casa, la scuola, l’ospedale, il luogo per pregare.

La Pira è una personalità straordinaria, umanamente e spiritualmente ricca di molti doni. Riesce a orientare i potenti sulla via della pace, contro la distruzione nucleare del pianeta, a dialogare con i filosofi, ma sa anche comunicare con i giovani, giocare con i bambini, sostare con gioia tra la gente più umile, occuparsi degli ammalati e dei carcerati, e sempre con la sapienza e il candore evangelico.

O Dio, che concedesti al tuo servo Giorgio La Pira la grazia di amarti e di testimoniarti in modo ammirevole nella vita culturale, sociale e politica del nostro tempo, concedici le grazie che Ti domandiamo: fa' che sia riconosciuta dalla Chiesa l’eroicità delle sue virtù perché sia venerato dal popolo cristiano come ispiratore di carità, di giustizia e di pace. Così sia!

Giulio Facibeni, la carità

Nasce il 29 luglio 1884 a Galeata (Forlì), muore il 2 giugno 1958 a Firenze

Giulio FacibeniGiulio Facibeni parroco di Rifredi, richiamato alle armi è cappellano militare prima sul fronte dell’Isonzo e poi sul Grappa. Torna a Rifredi nel 1919 con negli occhi e nel cuore le immagini di tante tragedie e trova la parrocchia lacerata da tensioni sociali e politiche gravissime.

Per assistere l’infanzia orfana e come punto di incontro con tutti fonda l’Opera della Divina Provvidenza “Madonnina del Grappa” (1923), con il presentimento chiarissimo che Dio lo chiama ad iniziare un nuovo cammino: ridursi alla sola carità, essere per tutti un segno della paternità di Dio. L’Opera, per come vive, deve rimandare alla Provvidenza, mostrando i lineamenti inconfondibili delle opere di Dio. La logica di fede di don Facibeni è rigorosissima e senza dubbio profetica.

L’Opera è il granellino di senape che in breve diventa albero, punto di riferimento per tutti. Facibeni è davvero il padre, come cominciano subito a chiamarlo i suoi figlioli, i parrocchiani, l’intera città di Firenze. La paternità è il suo carisma. Una paternità a tutto tondo, umanissima. Un sacerdozio vissuto come immolazione totale.

Disse di lui La Pira: “Ebbe un amore sconfinato per l’uomo... Fece cose incalcolabili, non solo per il numero già rilevante di ragazzi, ma per la qualità dell’Opera, per il disegno di essa...”

O Santa Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, mentre Vi adoriamo Vi benediciamo e Vi ringraziamo per i doni di amore e di carità verso gli orfani, i poveri, gli emarginati e tutti i sofferenti nell’anima e nel corpo di cui arricchiste Il vostro fedele servo Don Giulio Facibeni, Vi preghiamo affinché le sue virtù eroiche siano presto proclamate e di volerci concedere per sua intercessione la grazia che vi domandiamo.

Elia Dalla Costa, la fede

Nasce il 14 maggio 1872 a Villaverla (Vicenza), muore il 22 dicembre 1961 a Firenze

Elia Dalla CostaElia dalla Costa è Arcivescovo di Firenze a partire dal 1932. Maestro di spiritualità sacerdotale, chiedeva e testimoniava una fedeltà assoluta all’impegno apostolico sempre cercando Dio solo: essere di Dio vivendo di Dio. Firenze sentì subito il fascino spirituale di Dalla Costa.

Le sue omelie nelle grandi feste cristiane diventarono presto un appuntamento per i fiorentini; quelle della notte di Natale negli anni di guerra sono ancora vive nella memoria.

Negli undici mesi dell’occupazione tedesca, nell’assenza quasi assoluta di autorità cittadine ebbe il forte ruolo di autorità non solo morale ma anche civile e politica: grande anche l’impegno per sistemare gli ebrei ricercati. Il rabbino Fernando Belgrado disse: “La porta della Curia Arcivescovile era aperta a tutti. Io la varcai. Introdotto dal Cardinale, queste le sue parole: i conventi sono pieni ma troveremo un posto anche per lei.”

Il Comune di Firenze gli conferì la cittadinanza onoraria e Israele il riconoscimento dei Giusti fra le nazioni nel Museo dell’Olocausto Yad Vasshem di Gerusalemme.

Disse di lui La Pira: “Fu padre e pastore di tempra eccezionale che Dio scelse perché guidasse il nostro popolo durante trenta anni, lungo l’aspro deserto di un’epoca di odio e di tragedia, e lo introducesse, poi, nei primi lembi di una terra feconda…”

O Signore, che nel Venerabile cardinale Elia Dalla Costa, arcivescovo di Firenze, ci hai donato un pastore interamente consacrato al tuo servizio, fa’ che seguendo l’esempio della sua vita possiamo diventare testimoni credibili della tua verità e del tuo amore. Ti supplichiamo ancora, Signore: effondi sulla Chiesa il tuo spirito di consiglio, affinché secondo il tuo volere il Venerabile Elia Dalla Costa sia presto proclamato Beato e così, nella consolante certezza della Comunione dei Santi, possiamo sperimentare il suo aiuto nelle necessità che ci angustiano. Amen.

Separatore con Colombe

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